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Mottarone, un enorme panettone pelato che si rispecchia nelle acque del Lago Maggiore e del Lago d’Orta, l’unico massiccio, insieme a Montorfano, ad aver resistito alla forza distruttrice del ghiacciaio dell’Ossola. Meta di escursionisti fin dal 1800 per ammirare lo spettacolo a 360° gradi che la sua vetta regala ogni giorno, dove lo sguardo si perde nell’infinito verso la pianura, per poi passare sulle cime più alte, dal Monte Rosa ai quattromila del Vallese: uno spettacolo che non si può solo descrivere in quattro righe, bisogna vederlo.
Per raggiungere il punto di partenza della nostra escursione, nel ridente paese di Baveno in località Tranquilla, dalla statale del Sempione, giungendo da Stresa in direzione Gravellona Toce, superiamo il ponte sul torrente Selva Spessa, giriamo a sinistra in via Oltrefiume (indicazioni per Camping Tranquilla) e proseguiamo sempre dritti fino in fondo alla strada; una volta raggiunto il campeggio lasciamo le macchine e ci prepariamo per partire. Unica nota importante è controllare di avere con se acqua a sufficienza per l’intero trek; infatti non ci sono fonti fino all’Alpe Nuovo, quasi a termine escursione. La partenza del trek è segnalata dal cartello del CAI di Baveno all’inizio della via Privata Tranquilla, riportante le indicazioni del nome del percorso (M3), delle località toccate e i tempi di percorrenza; lungo tutto il percorso saranno delle bandiere rosso-bianco-rosso in orizzontale ad indicare la via corretta, accompagnate in alcuni punti dalle paline gialle del CAI con il nome del tracciato M3. Partiamo dunque e per un breve tratto ci inerpichiamo per una strada asfaltata abbastanza ripida che passa in mezzo ad alcune villette e che diviene sterrata quando sorpassiamo l’autostrada per Gravellona Toce, giungendo infine all’acquedotto comunale; sulla destra ecco l’inizio del sentiero! Quella che seguiamo per i primi metri è una comoda mulattiera che ci porta all’interno di antichi boschi di castagni (boschi che ci accompagneranno per gran parte del trek) e quando questa fa un tornante a sinistra noi, seguendo l’indicazione appesa ad un albero, svoltiamo a destra prendendo un sentiero più ripido e stretto che ci porta velocemente in quota, guidati da ciottoli e castagni che si alternano a querce salendo. Dopo 15 minuti di buona marcia arriviamo al secondo bivio del sentiero dove si snodano il percorso M3 che seguiremo noi sulla destra: il tratto appena lasciato alle spalle e l’alternativa M3/A che riporta a Baveno chiudendo un anello. Proseguiamo senza sosta per il tracciato che ci condurrà, in 1.30 ore totali, alla vetta del Monte Camoscio, senza tralasciare quello che nel mentre ci attende. Dopo 45 minuti di cammino il Monte Camoscio stesso che si mostra in tutta la sua maestosità e asprezza e che sembra tanto vicino quanto invece è ancora distante; un torrente che dovremo attraversare dopo altri 15 minuti di marcia e da dove si apre, poco sotto la traccia del sentiero, la Grotta degli Scalpellini; nel punto di attraversamento del torrente si ha un panorama mozzafiato sul lago Maggiore e le sue isole. Dopo circa 1 ora e un quarto di cammino il sentiero si stringe ancora un po’ e la pendenza diminuisce leggermente mentre entriamo in un bel boschetto di betulle e continuiamo a seguire la traccia che ci porta ad attraversare un nuovo torrente, spesso in secca, per cambiare versante e ritrovarci così nuovamente immersi in un querceto; poco dopo si affronta un passaggio su roccia, una scala naturale che lascia incantati, e il sentiero che prosegue ci porta alla cima del Monte Camoscio in pochi minuti. In 1 ora e mezza ci ritroviamo a dominare il lago Maggiore dalla cima rocciosa del Monte Camoscio; qui una pausa è d’obbligo e più che meritata per osservare il panorama a 360° e la Cima del Mottarone che a noi si mostra verso Sud-Ovest. Ripartiamo e lasciamo la vetta del Monte Camoscio proseguendo di fronte alla Baita A.N.A. “Rifugio Papà Amilcare” dove si trovano nuove indicazioni e un passaggio molto semplice su roccette, fino a giungere in una culla verde pianeggiante che attraversiamo in pochi minuti e per la prima volta ecco un tratto in discesa, ma sono solo pochi metri prima che si ricominci a salire, ora in modo molto più dolce rispetto il tratto precedente, verso il Monte Crocino. Il sentiero che seguiamo procede con leggere pendenze intervallate a falsi piani che rendono questo tratto del trek più leggero e rilassante e in molti punti decisamente panoramici. Dopo circa 30 minuti dalla ripresa della marcia (2 ore totali di cammino) la vetta del Monte Crocino si staglia ripida davanti e sopra noi, ma il sentiero non procede dritto, svolta a sinistra in piano portandoci ad aggirarla, passando sul versante esposto a Sud con la vista che nuovamente si apre al lago. Altri 10 minuti di cammino e nuovamente ci immergiamo in un bosco di betulle continuando a seguire il sentiero che inizialmente prosegue in falso piano e poi svolta a sinistra (paline che indicano il tratto di percorso verso il M. Camoscio dietro noi) prendendo a scendere verso l’Alpe Vedabia che raggiungiamo dopo 2 ore e mezza totali di marcia. Anche in questo caso una breve sosta è d’obbligo non tanto per riposare o riprendere fiato, ma per ammirare le baite e una sorgente di acqua che sgorga alla destra del sentiero (non è ancora stata incanalata e quindi non può essere bevuta).
Seguendo le indicazioni numerose e precise, attraversiamo l’alpe continuando il nostro trek lungo il sentiero che svolta a destra e si immette ora sulla mulattiera che serviva una volta la vecchia cava di granito e che dopo pochissimo si immerge in un nuovo bosco di betulle (e faggi più in alto); 20 minuti di marcia lungo un tratto a bassa pendenza e senza alcuna indicazione (troverete i cartelli prima del boschetto e poi nulla fino al bivio) che precedono la salita verso la cima del Monte Zughero, indicata da nuovi cartelli segnavia che denotano l’abbandono della mulattiera per un sentiero sulla sinistra più stretto e decisamente più ripido (30 minuti circa). Sono 3 ore e mezza circa che camminiamo quando raggiungiamo la fine della dura salita e davanti noi il sentiero prende a scendere verso l’Alpe Nuovo (Baita CAI Baveno), ma non possiamo perderci la vetta del Monte Zughero e quindi svoltiamo a destra e in soli 5 minuti siamo in cima, fieri di essere giunti fin qui e pronti a prenderci una nuova meritata pausa panorama. Riprendiamo per l’ultimo sforzo; torniamo sul sentiero, iniziamo a scendere e in soli 10 minuti raggiungiamo la Baita CAI “Alpe Nuovo” dove, per la prima volta, troviamo una fonte di acqua potabile. Il sentiero M3 prosegue lasciandosi la baita sulla destra, una decisa svolta a sinistra e un ponticello in legno, che ci permette di scavalcare agevolmente un torrente, ci portano finalmente al Mottarone. Ora solo 30 minuti di marcia, costeggiando lo skilift e seguendo quella che in inverno diviene una pista da sci, ci separano dalla meta e dall’ultima vetta. Leggera salita che si conclude sulla vetta del panettone dei due laghi, con la croce del XIII secolo e la nuova vista a 360°. Da non perdere inoltre la Chiesetta “Madonna della Neve”. Si raccomanda estrema attenzione nel risalire la pista da sci; camminando prudentemente a lato, si potrà facilmente scorgere l’arrivo di sciatori impegnati in bellissime discese. Qui si conclude la nostra escursione; per il ritorno si utilizza la funivia fino a Stresa. Difficoltà: Escursionistica Media Tappa ore: 4.30 - Dislivello m 1211 Periodo consigliato: da Marzo a Novembre, (tutto l’anno in assenza di neve).
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