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La Valle di Scalve è la più piccola tra le valli bergamasche, confinante a nord con la Valtellina, a Sud-Est con la Valcamonica e ad Ovest con la Val Seriana. Tra i paesi più grandi e famosi della valle ci sono Schilpario, Vilminore e Colere, conosciuti per la loro bellezza ma soprattutto per le attività invernali legate alla neve. Il massiccio della Presolana domina la valle, ergendosi come una corona sopra le teste, imponente e possente con i suoi 2521 metri di altezza, un blocco di calcare famoso per la sua storia alpinistica.
Al cospetto della parete nord del massiccio sorge il rifugio Albani, una delle tappe del famoso Sentiero delle Orobie e punto di partenza per molti itinerari escursionistici e alpinistici, tra cui la ferrata del Passo della Porta aperta nel 1970. Proprio dal rifugio Albani parte la nostra escursione di oggi, un trek che ci porterà alla cima del Monte Ferrante, di seguito al Monte Vigna Vaga per tornare al rifugio chiudendo unanello che passa per la Malga di Conchetta e la Malga Bassa di Polzone; un trekking impegnativo ma affascinante che richiede circa 8 ore di marcia. Il percorso è per la maggior parte sopra i 2000 metri di quota ed è consigliabile quindi farlo dalla primavera all’autunno quando la neve (almeno la maggior parte) è ormai sciolta. La partenza del sentiero è molto soft, quasi in piano, poiché segue dal basso il profilo della Presolana attraverso quello che è chiamato “mare in burrasca” per le caratteristiche conformazione e colori del terreno che ricordano appunto i flutti infuriati delle tempeste di mare fatte di alte onde accompagnate dalla schiuma bianca; ma dopo dieci minuti di marcia inizia a salire leggermente per arrampicarsi sul lato della Cima Verde, uno spuntone di roccia completamente coperto di vegetazione arbustiva, praticamente unico nella zona. Il sentiero prosegue in quota attraversando il Passo Scagnello, una sella piccola da cui poter ammirare lo spettacolo dello spigolo nord della Presolana e la valle che scende ai suoi piedi, fino a raggiungere lo Schalet dell’Aquila e il piccolo rifugio situato proprio all’arrivo della seggiovia che parte da Colere. In mezz’ora siamo così ai piedi del Ferrantino e del Ferrante e possiamo osservare il sentiero che si snoda lungo il versante del primo, per raggiungerne la cima a quota 2325 metri. Dalla cima del Ferrantino il sentiero prosegue lungo la cresta con piccoli sali scendi senza giungere alla vetta del Monte Ferrante, ma passandogli appena sotto e prosegue in quota lungo il versante opposto dello stesso verso il Monte Vigna Vaga. Anche in questo caso la traccia non conduce alla vetta del Vigna Vaga ma si ferma ai suoi piedi nel punto esatto in cui la vista si apre sulla valle sottostante, la Valle Conchetta. Osservando di fronte a noi, lungo la valle, possiamo scorgere la traccia di sentiero che andremo a seguire ora per tornare verso il rifugio Albani, un percorso che segue la discesa nella valle, un sentiero per lo più rettilineo con una pendenza abbastanza accentuata nel primo tratto, ma che si smorza in breve dopo aver perso 200 metri di quota ed essere tornati a quota 2000. Proseguiamo dritti lungo la Valle Conchetta, verso la Malga omonima passando tra le rocce calcaree in un paesaggio alquanto monotono ma affascinante, fatto di cumuli di rocceche nascondono un mondo sotterraneo nascosto ai più. Da qui la nostra discesa prosegue incessante verso la seconda malga, Malga Bassa di Polzone, dove si trovano varie tracce di piste da sci, si incrocia la pista da sci alpinismo e lo scambio di seggiovie. Una volta raggiunta la Malga, continuando a scendere per lo stesso sentiero si arriva a Colere, ma noi deviamo a destra e riprendiamo a salire per l’ultimo tratto di trekking per tornare al Rifugio Albani. Il sentiero che seguiamo ora è quello che dal paese di Colere sale al rifugio stesso e si immerge per il primo tratto in un bosco misto di latifoglie; il tempo di rinfrescarci un po’, per uscire nuovamente oltre il limite degli alberi quando raggiungiamo quasi la meta. Il rifugio è sopra di noi ma il sentiero ci conduce oltre, verso il Fontanone, un torrente effimero che è possibile osservare “in piena” solo durante la primavera, e qui svolta per portarci a camminare in mezzo alle “Baracche dei Minatori”, l’ex Rifugio Albani e finalmente alla meta. In 8 ore abbiamo percorso 800 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa all’interno di un paesaggio calcareo, camminando sopra le gallerie della ex miniera di fluorite (ormai chiusa e non accessibile) senza mai accorgerci che le viscere di questi monti sono quasi tutte perforate e scavate da mani callose di uomini di un tempo. Se poi siete dei mattinieri e avete fortuna è molto facile incontrare per la via, diversi animali selvatici tra cui le marmotte, numerose e rumorose, e camosci; per gli appassionati di flora alpina è invece da segnalare la presenza di specie endemiche e rare tra cui la Primula farinosa e la Sassifraga. 
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