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La Val Codera dona il suo nome al torrente che la attraversa, vivace e fresco, ed al villaggio che attende gli escursionisti di ogni stagione; paesello che lotta per mantenere le proprie origini e tradizioni, ma che lascia qua e la che la tecnologia e il futuro facciano breccia tra le mura di granito … sopra i tetti delle case antiche è infatti ormai solito trovare le moderne parabole che permettono la ricezione satellitare anche in un luogo dove il tempo, ad una prima occhiata, par si sia fermato. Arrivati a Novate Mezzola lasciamo la stazione ferroviaria sulla nostra sinistra e proseguiamo lungo la strada principale, imboccando la prima strada a destra e seguendo le indicazioni per la Val Codera (cartelli marroni) che ci guideranno fino al posteggio, ultimo tratto di cemento, ultimo pezzo percorribile con le macchine, dove attacca il sentiero. Prima di partire facciamo rifornimento d’acqua alla fontanella (ultimo punto dove poter recuperare la preziosa bevanda!), stringiamo gli scarponi e osserviamo la carta … Pronti dunque per imboccare la lunga scalinata che ci condurrà e accompagnerà fino all’abitato di Codera! Quello che subito ci attende è il tratto più ripido del percorso che si svincola inizialmente tra boschetti di robinia, lasciando il posto poi a castagni secolari, impiantati nei primi del 1600 dai valligiani del tempo, e macchie di Erica arborea, fino a raggiungere la prima delle molte cappellette situate lungo il sentiero, in località Söra i sasei (m 430), dove possiamo permetterci una sosta, per controllare fiato e gambe che iniziano a scaldarsi e prendere il ritmo cadenzato dei gradini in pietra, ma soprattutto per osservare il fondovalle e ammirare lo spettacolo del lago di Mezzola e del Pian di Spagna. Pochi minuti ed è già tempo di ripartire, la strada ci chiama ed il sentiero è ancora lungo, riprendiamo la marcia per un sentiero che ora alterna gradini a tratti selciati.
Il tratto che segue è di interesse geologico spiccato, all’interno di una valle granitica si possono trovare esempi di irregolarità, dalla scura valcondria (gneiss) ai filoni di cudéra (granito di sanfedrino), alle sottili striature di sarizz; infatti poco avanti lungo il sentiero, si transita in prossimità della prima cava, del giòlia, e alcuni tornanti dopo una seconda cava si apre accanto noi. La scalinata ora prosegue incessante, fino a giungere a una nuova cappelletta, presso il Sùradöo (m 715), bel luogo panoramico sui laghi e sul Monte Legnone nello sfondo, e da qui al primo nucleo della frazione dell’Avedée (un’iscrizione commemorativa incisa su un masso è ben visibile ancora). Si continua così costeggiando l’antica fonte delle case del nucleo inferiore, per giungere dopo circa un’ora e mezza di cammino totali, ai prati dell’Avedée (m 790), alle case allineate.
Da questo punto il sentiero abbandonerà il lago per farsi più alpestre, vette slanciate e ampie viste sulla roccia … il vero ingresso della valle! Il sentiero continua per un tratto pianeggiante e davanti noi Codera sembra vicinissima, ma il cammino svolta deciso all’interno e ci conduce nuovamente lungo scalinate in roccia che ci portano in basso, verso la Val di Razza; entriamo in una tettoia paravalanghe e ne usciamo poco dopo in una cengia rocciosa nel vallone di Valghèra, percorrendo così una sella di rocce calcaree (il Giümell) per giungere alla Tajada, orizzontale traverso intagliato profondamente. Il taglio fu ricavato nel XIII secolo e prima di quella data bisognava discendere al fiume e risalire la costa successiva! Una nuova tettoia di protezione ci attende, ma questa volta per riparare dall’acqua che copiosa scende in ogni periodo dell’anno, un tornante e arriviamo di fronte alla Capela del mut, cappella dedicata alla Madonna risalente al 1777 (m 777).
Un ultimo sforzo ed eccoci innanzi il cimitero di Codera (m 790) dove riposano generazioni di Coderesi; solo cinque minuti ancora per giungere finalmente all’ingresso del Villaggio di Codera (m 825), dove ad attenderci e darci il benvenuto la chiesa (con il particolarissimo campanile staccato dalla chiesa stessa) e la canonica, due grossi alberi secolari ed un sentiero ciottolato che ci conducono verso le casette arroccate. La pausa è d’obbligo e direi più che meritata; una passeggiata “indietro nel tempo” e magari un buon pasto a base di prodotti locali presso l’osteria del paese.
Ma la nostra escursione deve riprendere e dalla piazza ci portiamo avanti, tenendoci sul sentiero basso, seguendo le indicazioni per San Giorgio (sulla destra). Camminata che riprende in discesa, seguendo il sentiero, attraverso un castagneto, fino a raggiungere un ponte in pietra, il Punt de la Muta, che ci permette di attraversare la forra del torrente Codera (fino ad ora sempre e solo osservato dall’alto, molto in alto!) e che prosegue poi verso il fondo della gola. A congiungere le due sponde rocciose il Punt de la Val Mala (m 765) con un’edicola centrale affrescata con Madonna e quattro Santi, e subito dopo una rapida successione di quaranta gradini in salita verso la Val Mala. Si giunge così ad un bivio, che noi seguiamo a destra per San Giorgio, mentre a sinistra conduce a Mollata e Ladrogno.
Il sentiero prosegue tra boschi di rododendri e castagni, dove si possono notare imponenti terrazzamenti, fino a salire ai prati di Cii (m 850), la frazione composta da quattro nuclei abitativi che il sentiero ci permette di contornare agilmente. Una nuova salita ci porta verso la Val di Curbium (un rubinetto con acqua sotto il sentiero), ed attraverso un bosco di castagni, ci porta a percorrere il viottolo piano del Tracciolino, il percorso di servizio dell’impianto idroelettrico scavato nella montagna; un traverso poi che ci porta su una mulattiera all’interno di un boschetto di betulle. Pochi passi ancora ed eccoci alle prime costruzioni che danno il benvenuto all’abitato di San Giorgio (un piccolo cartello in legno reca la scritta “benvenuti”). Un bivio ora, a sinistra ci immergiamo tra le case in pietra, la chiesa ed il museo, mentre proseguendo dritti ci si avvia verso il termine del trekking. Ma San Giorgio merita una decina di minuti almeno e poi si riprende il sentiero per tornare a Novate. Abbandoniamo l’abitato seguendo il sentiero, attraverso un bosco di castagni, e muraglioni di granito che furono eretti per contenere i detriti della cava, un breve tratto pianeggiante e da lì l’inizio della vera discesa a valle … un sentiero stretto, schiacciato contro le pareti rocciose, che scende in picchiata attraverso quaranta tornanti. Un buon punto di sosta è il XV tornante, dove una grossa croce in granito segnala uno scorcio panoramico (m 600). La nostra discesa prosegue incessante fino al quarantesimo ed ultimo tornante dove il sentiero diviene diagonale fino a finire in una carrareccia ed in un sentiero bianco. Si torna alla strada asfaltata infine, giungendo agli abitati di Novate Mezzola e si oltrepassa un ponte e si prosegue a sinistra verso la stazione (oppure si sale a destra verso il posteggio). Eccoci dunque al termine del nostro trek nella Valle senza strade, una tappa di 5 ore di cammino (senza contare le molte soste dovute) per un dislivello di circa 780 m.
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